Miltos Yerolemou racconta la sua esperienza nel Trono di spade e in Star Wars - Il risveglio della Forza

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Miltos Yerolemou racconta la sua esperienza nel Trono di spade e in Star Wars - Il risveglio della Forza

Mentre aspettiamo la conclusione del Trono di spade con l'ultimo ciclo di episodi che andranno in onda l'anno prossimo e in cui sicuramente ne vedremo delle belle, a Lucca abbiamo potuto conversare con un altro interprete della serie, il cui personaggio è apparso solo in una stagione ma è rimasto nel cuore dei fan. Si tratta di un attore di origine teatrale, l'anglo-cipriota Miltos Yerolemou, interprete dello spadaccino di Braavos Syrio Forel, che insegna le arti della scherma alla giovane Arya Stark. Simpatico, estroverso, sorridente e felice, l'attore ci ha parlato a lungo della sua esperienza teatrale ma anche, ovviamente, della serie e del suo cammeo in Star Wars 7 - Il risveglio della Forza, dopo aver espresso con queste parole le sue impressioni di Lucca e sulla convention (sentimenti, va detto, condivisi da tutti gli ospiti, da Leiji Matsumoto ai protagonisti di Narcos: Messico): “E' davvero unica, è molto strano vedere una città come questa completamente invasa da una convention, mi ha colpito tantissimo vedere tutte queste persone in costume per strada, i colori, l'allegria, l'atmosfera di inclusione. Sono stato a un sacco di convention, dalla Nuova Zelanda all'America, ma questa è proprio speciale. Tra l'altro mi hanno detto che è una manifestazione che esiste da cinquant'anni, sono stato conquistato e non vedo l'ora di farmi un giro”.

L'INGRESSO NEL CAST DEL TRONO DI SPADE

Ho conosciuto la casting director, Nina Gold, molto prima della serie. All'epoca facevo dei piccoli spettacoli nei pub e lei è venuta a vedermi, ci siamo conosciuti e siamo rimasti in contatto. Inizialmente ero stato considerato per il ruolo di Lord Varys, nel provino mi hanno fatto fare la scena in cui va a trovare Ned Stark in prigione e gli dice di accettare la sua sorte, gli è piaciuto, ma nel frattempo cercavano anche qualcuno che avesse esperienza con la spada, che non è una cosa comune se non fai scherma o lo fai come professione, che credo sia illegale. Fortunatamente avevo un background da ballerino, a teatro ho fatto musical come West Side Story, mi piace molto ballare e imparo al volo la coreografia, così al quinto o sesto provino, oltre a farmi cambiare ogni volta accento e voce, quando mi hanno chiesto se sapevo farlo ho detto di sì e non era una vera bugia, come quelle che gli attori mettono nel loro CV. Anche la consuetudine col teatro di Shakespeare mi ha aiutato, con ruoli come quello di Mercuzio. Quando mi hanno preso, ho chiesto di lavorare con William Hobbs (scomparso nel luglio di quest’anno, ndr), che ha fatto coreografie di combattimenti con la spada per tantissimi film d'epoca, fin dalla prima regia di Ridley Scott, I duellanti, e ha all'attivo tantissimi altri celebri titoli.

Lui è stato il mio mentore, è stata un'esperienza fantastica e ho lavorato intensamente con lui e con la controfigura di Maisie Williams, che era già sul set in Irlanda del Nord, per due settimane, preparando il mio stile, poi sono andato là e ho insegnato a Maisie quel che avevo imparato. Lei aveva studiato danza, quindi era brava nelle coreografie. Ho una parte piccola nella prima stagione ma sono molto importante per Arya. E' difficile quando fai una sola stagione colpire il pubblico, in 8 stagioni puoi far vedere tutto quello che sai fare, ogni singolo aspetto della tua personalità. E' facile per loro, semmai è difficile imparare le battute quando te le danno il giorno prima, visto che le cambiano spesso, ma quando hai un solo episodio per fare un duello la pressione è molto intensa. Non devi solo imparare le battute, ma anche i movimenti. La parte eccitante è stata impegnarsi ogni singolo giorno ed è stato bello perché Maisie era bravissima.

Quando è iniziato lo show lo definivano come “I Soprano nella Terra di Mezzo”. Le nostre aspettative erano alte solo perché all'epoca HBO era il massimo, nessuno faceva serie come loro. Siamo partiti dai libri e abbiamo letto sei episodi tutti insieme, in tanti in una stanza, è stato molto bello, ma allora non avevo idea che il romanzo fosse un best-seller al primo posto in classifica. In America era popolarissimo ma noi non lo conoscevamo. C'era l'idea di andare avanti per almeno 10 anni. C'erano delle aspettative ma non come adesso che è diventato un fenomeno culturale al punto che se un politico fa qualcosa di brutto lo paragoniamo a un personaggio del Trono di Spade. Ricordo che dopo i primi due anni mi dissero che era lo show di maggior successo di sempre. E io “ma davvero, più di Friends?”.

IL TRONO DI SPADE E I POSSIBILI SCENARI

E' stato elettrizzante vedere lo sviluppo del personaggio di Arya fino a diventare l'assassina che è adesso. Mi è piaciuto come è stato fatto, perché la vendetta, nella maggior parte delle serie tv e dei film, è qualcosa che sembra facile e giusto, ma l'dea di uccidere qualcuno, per qualsiasi motivo, occhio per occhio, è intollerabile e complicata, cambia una persona. Lo si vede nella freddezza dello sguardo di Arya quando lascia il Mastino a morire, ed è uno di quei momenti che non rendono del tutto facile godersi la storia. Ma quando lei va a Braavos reclama parte della sua personalità e diventa una persona molto più razionale, pur restando un'assassina. Penso che nell'ultima stagione ci sorprenderà di continuo. Mi piacerebbe molto un finale in cui lei uccide Cersei, ma anche Jamie Lannister è sulla lista delle possibili vittime ed è molto diverso ora di com’era all'inizio dello show, io sono un suo grande fan. E ho l'orribile sensazione che gli sceneggiatori della HBO non ci risparmieranno, alla fine potremmo vedere Arya uccidere Jamie Lannister. Mi piace questa complessità, è quello che rende la serie speciale.

IL TEATRO

Io non sono un attore molto sottile o con molte sfumature, ma compenso con una grande energia. Devo alla Royal Shakespeare Company l'aver imparato ad amare Shakespeare e la poesia, cosa che coi miei limiti scolastici non avrei mai creduto di riuscire a fare. I ruoli shakespeariani ti aiutano quando fai un fantasy, quello del Trono di spade è un mondo autentico, anche se completamente fondato sull'immaginazione. Ogni volta che fai qualcosa di fantasy, fantascienza o horror, con le cose che vedi, gli zombi, i draghi eccetera, sono storie che devono comunque essere basate sull'autenticità, perché se non ci crediamo non funziona. Shakespeare mi ha insegnato a rendere credibile l'inverosimile.

STAR WARS – IL RISVEGLIO DELLA FORZA

Ero in tour in America con una pièce teatrale e il mio agente mi ha chiamato per dirmi che JJ Abrams voleva sapere se ero interessato ad essere nel suo nuovo film. Ovviamente tutti sapevano che faceva Star Wars. Nina Gold mi ha detto che serviva un po' di gente per riempire i set, è un cammeo ma è divertente e l'avrei fatto anche gratis (anche se sono stato pagato). Era tutto molto segreto e nessuno sapeva niente. La scorsa settimana ero a una convention a Parigi con Amanda Lawrence, che interpreta il comandante D'Acy in Star Wars - Gli ultimi Jedi e le ho detto “tu eri in un sacco di scene, avevi un ruolo più grosso, sapevi cosa stavi facendo quando le facevi?”. Mi ha detto che non sapeva niente. Ho parlato perfino coi costumisti e mi hanno risposto che si limitavano a fare i costumi senza conoscere le scene. Ti dicono lo stretto indispensabile, ti vestono, ti preparano, e quando arrivi sul set a Pinewood trovi questo castello pieno di 250 persone e tu non sai chi è un robot, chi un animatronic e chi un essere umano. Ci sono persone altissime, altre piccolissime, non ci capisci niente. Magari parli con un alieno vicino a te e qualcuno della troupe ti dice: “Non gli parlare, è un robot!”.

E' stato divertente e J.J. è tornato alle origini, tutto veniva fatto sul set, potevi scegliere il. tuo blaster. Era tutto molto naturale e al tempo stesso segreto, ma ti davano degli input. J.J. sta facendo il nuovo film, il nono, e ho chiesto ad Amanda un sacco di cose che non vi posso rivelare. Per quel che mi riguarda Star Wars sarà sempre un franchise potente, penso solo che abbiano esagerato con tutti i film che vogliono fare. Solo: A Star Wars Story non era brutto, ma a un certo punto la gente si chiede se ha voglia di vedere un film su Solo che non è Harrison Ford. In genere io penso sempre che quando si crea qualcosa, fare meno sia meglio che fare di più. Quando fai troppo non è più speciale, non devi saturare il mercato. Capisco che la Disney comprando la Lucas Film volesse fare tonnellate di soldi, ma non mi dispiace per loro, se la sono voluta. Adesso non lavorerò mai più con la Disney (disse piangendo)! Ma è vero, è quello che penso.



Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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